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La fatica del fronteggiare la violenza dentro i ‘nostri’ luoghi

di Monica Lanfranco 

Intervengo, dopo averci molto pensato e aver avuto, (ed avere), tanti dubbi sul farlo in modo pubblico, nella vicenda che vede un esponente di Maschile plurale segnalato come violento dalla sua ex compagna, la quale non ha denunciato per vie legali la violenza ma ha scelto un percorso di aiuto presso un centro antiviolenza e ha provato a interloquire con alcuni uomini di Maschile plurale, segnalando loro l’accaduto.

Come è noto ne è seguita per mesi una discussione faticosa, anche e soprattutto perché per lo più avvenuta on line, non sempre tra persone con nomi e cognomi (anche questo conta, almeno per me) che comunque a mio parere è stata utile per capire quanto sia complesso passare dalle affermazioni teoriche, anche quelle molto ben ponderate ed espresse con ottima capacità dialettica, alla pratica concreta, sia individuale che collettiva. 

Non sarò all’iniziativa di Milano, ma credo che siano da salutare sempre come sforzi validi quelli tesi a provare a ragionare insieme di ciò che accade, anche se talvolta non sortiscono gli effetti taumaturgici che ci aspetteremmo.

Per uscire dalla teoria incorporea vorrei dire che conosco la donna e l’uomo coinvolti, e questo mi porta a ragionare non in modo teorico, perché se penso a quello che so (che mi è stato detto da entrambe le persone coinvolte, con le loro narrazioni ovviamente dai due punti di vista) ho davanti non un articolo di giornale ma due esseri umani reali: gli elementi a mia/nostra disposizione sarebbero molteplici, per ragionare sulle relazioni tra generi e violenza, ma in questo specifico caso il dato certamente più eclatante è che l’uomo in questione è un intellettuale portavoce di un gruppo maschile che lavora da anni proprio contro la violenza maschile.

Sono adulta abbastanza da sapere che nessun ambito è mai stato, né sarà, (almeno per ora), immune dalla violenza: non c’è sinistra, femminismo, pacifismo, altermondialismo, transgenderismo a vaccinare.

Quello che però è auspicabile è che, come primo passo per dissentire e disinnescare il patriarcato, chi abita questi luoghi ragioni sulla sua quota di violenza.

Mi è parso che il testo di Claudio Vedovati fosse un contributo in questa direzione: la vera forza dei luoghi che si dicono alternativi alla cultura patriarcale sta, a mio parere, prima di ogni altra cosa nella capacità critica non al di fuori di sé ma al di dentro di sé.

Mi è capitato di verificarlo, a proposito di contraddizioni in luoghi (autopercepiti) come alternativi, proprio a Milano in occasione di un'iniziativa che ho contribuito a organizzare dopo la chiamata fattami da tre giovani donne frequentatrici di centri sociali aggredite proprio da uomini di un centro sociale.

Senza dilungarmi accenno solo che, pur essendo un contesto molto diverso, quello che mi ha colpito rispetto all’andamento del percorso che poi ha portato all’incontro, non soddisfacente, è stata la chiusura a riccio, difensiva e tesa a salvaguardare gli interessi e l’immagine del luogo collettivo a discapito delle individue.

La critica maggiore fatta alle tre donne è stata, anche e soprattutto da parte di altre donne, pur da punti di vista diversi, quella di avere messo a rischio, con la loro denuncia, l’integrità del luogo centro sociale, perché evidentemente il politico è stato assunto come precedente e più importante rispetto al personale, quindi il collettivo più valorialmente salvaguardabile rispetto all’individuale. 

Come contributo alla discussione mi è parsa anche molto importante la vicenda francese riportata da Maria Rossi, notevole anche e soprattutto perché dimostra quanto sia inestricabile il tema del potere (anche istituzionale) da quello della violenza di genere.

Al contrario penso che il valore di un luogo collettivo sia maggiore proprio nel momento in cui sa aprirsi e dichiarare la sua debolezza e permeabilità al ‘male’ che cerca di combattere: solo in questo modo penso sia possibile un percorso di risanamento, sia per le singole persone così come per i luoghi collettivi.

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