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Meglio scriversi o parlarsi?

Si è detto fin dal principio, sulla vicenda relativa al caso di violenza psicologica che vede coinvolto un membro associato di Maschile Plurale e sul modo in cui l’associazione l’ha gestita, che questioni così delicate non possono essere discusse in rete, devono essere discusse nelle relazioni in presenza. Di persona. Faccia a faccia. Ciò equivale a dire che è sbagliato esista il vento. Se vogliamo avere un po’ d’aria possiamo usare i ventagli o i ventilatori. 

Negli anni cinquanta, qualcuno avrà pensato che la televisione è uno strumento adatto per trasmettere quiz, varietà, partite di calcio, al limite telegiornali, ma inadatto per il dibattito politico. Per quello esistono le istituzioni, le sezioni di partito, i comizi delle piazze. La prima tribuna politica televisiva è infatti solo del 1961. Giusta o sbagliata la valutazione di opportunità, tenere fuori la politica dalla televisione è stato impossibile, nonostante fosse uno strumento di comunicazione verticale. Ancora meno possibile è controllare e limitare il dibattito in rete, uno strumento di comunicazione orizzontale.

La rete ormai esiste, esistono i blog e i social media, quasi chiunque è dotato di una connessione con dispositivo fisso o mobile. Quella virtuale è diventata e sarà sempre più la forma di comunicazione più diffusa ed immediata a grande distanza. Se non si può pretendere che tutti siano sempre connessi e pronti a commentare e rispondere, ancora più stravagante è l’idea che tutti siano disposti ad attraversare mezzo paese per relazionarsi in presenza. Il dibattito in rete mette in contatto centinaia, a volte migliaia di persone. Le relazioni in presenza possono mettere insieme una decina di persone, salvo convegni di particolare successo. In rete, il dibattito è completamente verbalizzato, non ci si vede in faccia, ma ci si può rileggere e per scrivere siamo obbligati a mettere ordine nella nostra testa. In presenza, siamo aiutati dal linguaggio analogico del corpo, che può essere un vantaggio tanto per la comunicazione, quanto per la manipolazione, ma abbiamo poco tempo per pensare e riflettere a quel che vogliamo dire e ogni parola si disperde nell’aria. In presenza, verba volant.

La parola scritta ha una sua forza documentaria. Che può infastidire. Anche prima che esistesse Internet, quando ho scritto manifesti e volantini che criticavano, non entità astratte, ma personalità nel raggio della mia sfera d’influenza, dal preside all’assessore, mi sono sempre sentito dire che no, non è così che si fa.

Quando ho potuto osservare la medesima comunità di persone, ad esempio una federazione di partito, potersi relazionare sia di persona nelle riunioni, sia in rete in una mailing list, ho notato che la relazione virtuale era più conflittuale, ma non solo e non tanto per le dinamiche proprie della relazione virtuale, quanto per il fatto che in rete era possibile introdurre argomenti di discussione che nella routine delle riunioni erano invece evitate o ignorate. Spesso le differenze convivono nella rimozione. Basta non parlarne e si evitano le divisioni. In rete, invece c’è sempre qualcuno che apre un topic e ne parla.

Con ciò, non voglio preferire una forma o l’altra. Dico invece che non ha senso mettere in contrasto una forma con l’altra. Se è possibile, meglio tutte e due: scriversi e parlarsi. Ma per la maggior parte di noi, è possibile solo scriversi. Dunque, negare la possibilità di affrontare un argomento in rete, equivale ad esprimere un proposito di esclusione e di censura. Un proposito ingenuo, perchè l’unica cosa che si può fare è negare qualche spazio, ma in rete da qualche parte comunque si discuterà.

Riguardo la questione così delicata, che sembra voler significare privata, riservata, non sono d’accordo che la violenza lo sia, non in questi termini. La questione della violenza maschile sulle donne è sempre stata quella del suo occultamento, non quella della sua eccessiva esposizione. Un libro di Patrizia Romito, dedicato alle tattiche e alle strategie di occultamento della violenza maschile, si intitola «Un silenzio assordante», non «Mancanza di delicatezza».

Naturalmente, discutere è difficile, tanto in rete, quanto in presenza. C'è sempre la tentazione di scaricare il disaccordo sul modo o sul mezzo con i quali si discute. Il confronto sui contenuti è potenzialmente inquinato dal confronto sui ruoli. Si tratta di imparare a discutere in modo corretto. Si impara con la pratica. Non c’è un luogo, un mezzo da evitare. C’è da alfabetizzarsi, per saper usare nel modo migliore il mezzo più diffuso.


P.S. TK Brambilla, autrice insieme al Ricciocorno degli articoli in merito alla vicenda di MP, ha dichiarato la sua disponibilità ad un incontro pubblico ed ha proposto come luogo la Libreria delle donne di Milano. Non è chiaro se MP sia ancora dell’idea di incontrarci o se abbia lasciato cadere la proposta, in ogni caso dichiaro di essere disponibile anch’io.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione
MP più interessato a difendersi che ad ascoltare
Discussione male impostata da MP, tra collusione e disimpegno
Scambio con Sara Gandini (Bacheca Libreria delle donne di Milano)

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