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«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti

  


di Tk 


In risposta al mio post, in cui affermo che Stefano Ciccone:

sceglie di comunicare, e ribadire più volte, il suo giudizio informato sulla vicenda: non c’è stata violenza ma il “resto”. Ciccone non occulta il caso o nasconde la realtà. Ciccone sceglie di comunicare pubblicamente la sua versione della realtà: non c’è stata violenza

Stefano Ciccone si chiede dove io abbia letto questa affermazione.

L’ho letta qui:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Mi sembra che Ciccone dica che non c’è stata violenza. E concede che non ci sia stata neanche calunnia: quelle di lei non sono false accuse, sono solo il suo vissuto. È una questione di “vissuto”. Di lei, naturalmente. E non è sembrato soltanto a me, ma anche alle commentatrici che hanno partecipato al dibattito con Ciccone. Basta leggere per verificare che il Ricciocorno più volte si dichiara sollevata da questa conclusione e mai Ciccone la corregge in proposito.

Io lo trovo grave.

Ciccone ripeterà per tutto il confronto che bisogna distinguere tra violenza e conflitto e che questa è stata la strada scelta da MP e che

Quindi la nostra scelta non è di “non dare un nome alle cose” ma di dargli il nome che riteniamo corretto, e di confrontarci su questo con chi è coinvolta/o senza esprimere giudizi sommari.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

La sua opinione immagino quindi non sia un giudizio sommario. Ma informato.

Questo non è scegliere di non parlare pubblicamente di una vicenda delicata per non esporre nessuno a tribunali virtuali. Questo è scegliere di parlarne a suon di opinioni personali che hanno il sapore di verdetti virtuali, per di più incontestabili poiché ci giungono da chi sostiene che nascano da un serio lavoro di verifica e ascolto. Ribadisco quindi che Ciccone si è assunto una grande responsabilità nell’esprimere questo giudizio. Cosa che io trovo grave. Tanto più che oggi ci dice che lui non sa se c’è stata violenza oppure no.

Io ho detto che non posso io a sapere cosa c’è stato (...) Quello che ho provato a dire e che provo a ripetere è che io non posso dire se c’è stata o no violenza.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12:12)

E ribadisco che, se esiste una donna che ha subito violenza, quel tipo di esternazioni pubbliche ne rappresentano la sua rivittimizzazione.

E non ho letto che MP ne abbia preso le distanze.

Quindi, se esiste una donna che ha subito violenza (e pare che Ciccone e MP non lo sappiano ad oggi) questa sarebbe la sua rivittimizzazione per mano di Ciccone, sotto gli occhi di MP. E visto che nessuno sa se questa donna ha subito violenza oppure no, trovo sconcertante che proprio chi si occupa di violenza contro le donne corra, in una maniera così grossolana, il rischio di rivittimizzarla pubblicamente. Che accada per mano di un’associazione maschile è ancora più sconcertante.

Tra le tante altre cose, Ciccone scrive:

Siamo d’accordo sul fatto che la violenza va distinta dal resto (conflitti, rancori, incomprensioni, scorrettezze, delusioni, tradimenti, ripicche, ottusità…) che si verifica nelle relazioni e che la violenza va denunciata se si ritiene che si sia verificata.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno Schiattoso 9 maggio 2014 alle 09:20)

Sorvolo la questione della denuncia, direi che sarebbe già importante nominarla (che non è esattamente la stessa cosa) se si ritiene che si sia verificata. Era questa del resto la sostanza della questione posta da subito a MP. E poiché mai viene nominata da Ciccone (se non per dire che la sua opinione è che non si è trattato di violenza) né da MP, se si esclude la rimozione e la reticenza, significa che non si ritiene ci sia stata, visto il lavoro di ascolto e approfondimento svolto. Ma evidentemente è tutto un malinteso. E da questa ultima risposta di Ciccone forse ne capisco anche l’origine. Il lavoro di confronto, approfondimento, che richiede ascolto, sensibilità, cura, capacità di misurarsi con la complessità e la realtà delle singole storie, non è sufficiente per stabilire se una dinamica relazionale è violenta oppure no. Quando Ciccone sostiene di non avere riscontrato violenza, per spiegare il fatto che non la nomini mai, non vuole dire che non c’è stata, vuole dire che mesi di confronto, approfondimento per fare chiarezza e blabla non sono sufficienti per distinguere una dinamica relazionale violenta da una conflittuale. Ciccone ci spiega che MP si occupa di distinguere conflitto e violenza senza dare deleghe agli esperti ma senza sostituirsi a loro. Ci dice che in casi come questo non può approntare un tribunale per accertare la verità. Tira in mezzo polizia, servizi e magistratura.

Ma qui il tema era nominare la violenza quando c’è. Una gara di severità contro la violenza sulle donne? Qui siamo all’incapacità di stabilire cosa è conflitto e cosa è violenza.

Ciccone dice anche:

Come dovremmo confrontare le mie opinioni, quelle di Ricciocorno, quelle di TKBrambilla, di Massimo Lizzi o di chi interviene su facebook se non conosciamo direttamente la storia, le persone coinvolte e nemmeno le loro versioni e i loro racconti? Di cosa parliamo?
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12.11)

Di cosa parliamo? Parliamo di come MP affronta un caso di presunta violenza che vede coinvolto un suo membro. Parliamo di come MP si occupa di violenza sulle donne quando dalla teoria si passa alla realtà, per di più a lei assai prossima. E rimando alle domande, a mio avviso ancora inevase, poste da Loredana Galano:

in base alla relazione di amicizie e stima si sono presi in considerazione gli aspetti collusivi? si è valutata l'ipotesi che, essendo l'uomo coinvolto appartenente all'associazione forse la "riflessione" personale sarebbe stata meglio inviarla ad altri? Si è intrapresa anche una "riflessione" con la donna?
(Loredana Galano sulla bacheca di MP 5 giugno 2014 alle 20.54)

E, come minimo, quello che io vedo è che la complessità diviene confusione. Una confusione che può avere conseguenze concrete e gravi. Di questo parliamo.

Mi permetto ancora un paio di puntualizzazioni.

- Nella discussione sul Ricciocorno schiattoso, Ciccone scrive:

Non sono in nessun disaccordo con nessun centro antiviolenza e non ho nessuna notizia di un centro antiviolenza che abbia “preso in carico”
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno Schiattoso 9 maggio 2014 alle 17:16)

Eppure apprendiamo dal Ricciocorno che la donna, quella con cui MP ha avuto un confronto “diffuso”, ci tiene a precisare almeno una cosa, in una discussione in cui si racconta di lei:

lei si è rivolta al centro antiviolenza. (...) Alcuni membri dell’Associazione Maschile Plurale sapevano di questo suo percorso, tra questi anche Stefano Ciccone
(Ricciocorno Schiattoso 29 maggio 2014)

Non ho motivo alcuno di dubitare di questa cosa, a meno che Ciccone ci dica che “lei” sta mentendo.

Dal primo post comparso deduco che questa donna ha intrapreso un percorso in un centro antiviolenza almeno da gennaio. Circa sei mesi. Almeno. E lei dice che MP e Ciccone lo sapevano. E visto che i centri non rivelano queste notizie, per di più all’amico del presunto violento, immagino l’abbiano saputo proprio da lei. Ovviamente quando chiedo se hanno provato a contattare le operatrici, intendo attraverso lei. Solo lei può dare il consenso.

Ribadisco che se Ciccone e MP si sono dimenticati di questo dettaglio, non depone bene rispetto alle capacità di ascolto di cui tanto abbiamo letto. A meno che naturalmente non ci dicano che lei stia mentendo. E ribadisco che contattare le operatrici poteva essere utile a fare chiarezza, vista la difficoltà a farla, a meno che non ci dicano che lei ha negato il consenso.

Non ho capito invece cosa intende Ciccone quando scrive:

Un centro antiviolenza, poi, avvia un ascolto di una donna senza preventivamente dare una valutazione sulla sua affidabilità: le fornisce supporto e strumenti
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12.12)

Quanti mesi ci mette un centro per fare una valutazione sull'affidabilità della donna?

- Ciccone dice che scrive a titolo personale, dato che, come ovvio, non parla a nome dell’associazione. No, non è ovvio. Ciccone parla come uno che si è impegnato in questa vicenda:

in primo luogo sulla base di relazioni di amicizia e stima, ma anche in quanto parte di un’associazione che da anni conduce una riflessione sulle molteplici forme di violenza maschile - dalle più eclatanti alle più sottili, da quelle fisiche a quelle psicologiche - che attraversano le relazioni tra i sessi e che ci devono interrogare quotidianamente e personalmente
(Maschile Plurale 02 Giugno 2014 01:40)

Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)

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