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«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione

La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini
 (Maschile Plurale 2006)




Non conosco la donna coinvolta, non l’ho mai incontrata, non ho mai parlato con lei.
Leggo di questa vicenda e mi sono fatta bastare la tua versione, Stefano Ciccone.
Esiste una donna che sostiene di avere subito violenza psicologica e un uomo che sostiene di essere accusato ingiustamente. Non ci sono versioni “altre”. Non ci sono fatti che chi ti legge conosce e che portano a fare una valutazione altra, né sto esprimendo un giudizio su una vicenda che io non conosco e tu si.
Per essere chiari: mi sto esprimendo su come Stefano Ciccone e MP hanno pubblicamente raccontato la loro gestione della vicenda.

Ti dico cosa vedo io che vi leggo.
Si viene a sapere, con post allusivi, che un membro di MP è stato accusato di violenza psicologica e vi si chiede se questo fatto è vero e come l’avete gestito.
Tu lo confermi e scrivi fiumi di parole, da cui però ti smarchi continuamente. Ma le scrivi. E io le leggo.
Il succo qual è? Dici che questa donna ha scelto di non fare una denuncia pubblica, né ad oggi si è mossa per vie legali. E dici che la sua scelta va rispettata.
D’accordissimo.
Ma questa donna, come tu stesso racconti, non ha fatto la scelta del silenzio: vi è venuta a cercare e si è rivolta a voi. E non vi ha posto un caso generico di violenza ma un caso in cui è coinvolto un vostro membro.
È venuta da voi, Stefano.
E tu, voi, che avete fatto? Ci racconti di confronti, ascolto, cura e sensibilità. Ma sostanzialmente non avete fatto nulla.
Di lei non sai niente.
Hai sostenuto di non sapere del coinvolgimento di un centro.

Non sono in nessun disaccordo con nessun centro antiviolenza e non ho nessuna notizia di un centro antiviolenza che abbia “preso in carico”.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 9 maggio 2014 alle 17:16

Alla sua smentita, sostanzialmente hai risposto che sono cose che riguardano solo lei.
E dopo averci detto che hai parlato perfino con amici, ex e colleghi anche di lei (avevi la sua autorizzazione?) dici che per il rispetto della sua privacy non hai neanche tentato di conoscere il percorso da lei intrapreso presso il centro.
Dici di non essere stato contattato da nessun centro.
Il centro doveva contattare te? Davvero, Stefano?
Adesso chiedi cosa avresti dovuto fare, scavalcare lei e contattare il centro? Scavalcarla?!
Ma Stefano, se è lei che è venuta da voi! Maddai, questi sono attorcigliamenti inutili e che mi stupiscono. Bastava semplicemente chiedere a lei del suo percorso e a lei il consenso a parlare in sua presenza con le operatrici. E lo sai. Devo dirtelo io? Dai…
Lo hai fatto? Lei ti ha negato il consenso?
Immagino di no.

Semplicemente non volevate sapere.

Sostanzialmente di lei, che a voi ha fatto la sua denuncia, ve ne siete lavati le mani.
Ma purtroppo non ti sei limitato a questo.
L’hai ripetutamente esposta in maniera grossolana, a una rivittimizzzione, e MP te l’ha silenziosamente lasciato fare, scegliendo di comunicare e ribadire la tua personale opinione: né violenza, né calunnia. Solo un vissuto di sofferenza.
Di lei, naturalmente.
Quella che è venuta da voi e di cui dichiari di non sapere nulla del percorso che ha intrapreso.

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11

Mentre proseguendo sosterrai:

io rivendico la mia scelta di non eergermi a giudice di situazioni che non conosco e rivendico per maschile plurale un ruolo e una pratica differenti”.
Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 16 giugno alle 11.38

In breve per smarcarvi dalla “rimozione”, avete sostenuto di esservi occupati della vicenda, di avere approfondito e verificato come voi da sempre fate e sapete fare (ascolto, cura e sensibilità) e che la violenza non è stata “rimossa”, non c’era. C’erano i vissuti.
Quando vi si è chiesto conto di questo giudizio o opinione, quando vi si è chiesto come ci siete giunti e come si metteva insieme al coinvolgimento di un centro antiviolenza, quando vi si è posto il problema che queste esternazioni correvano il rischio di essere rivittimizzanti, per smarcarvene avete sostenuto che si trattava di mera opinione personale, neanche suffragata da verifica di fatti, e sostanzialmente che non siete in grado di distinguere tra conflitto e violenza quando dalla teoria (dai libri e dalle conferenze) si passa alla concretezza della vita delle persone. Di più, avete sostenuto che questo è compito di polizia e magistratura.
Questa è rimozione.
Hai scritto tanto, Stefano. Tantissimo. Ne hai dette di cose. Spesso una cosa e anche il suo contrario.
Fin dall’inizio di questa discussione hai fatto una sorta di elenco di ciò che non potevate fare quando vi siete trovati a gestire questa vicenda:

Non puoi archiviare la cosa solo perché conosci quell’uomo e ti fidi di lui, non puoi agire burocraticamente e “sospenderlo” salvando la tua coscienza e l’immagine della tua associazione, non puoi dire che si tratta di una vicenda privata che devono risolversi tra loro. Non puoi intervenire tu per dirimere la situazione come fossi polizia, servizi o magistratura. Non puoi emettere come Associazione una sentenza: né di condanna né di assoluzione.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 19 giugno 2014 alle 17:10

Io ti ho letto e ho letto MP. E in buona sostanza avete archiviato la cosa come vicenda privata che devono risolversi da soli.
Anzi che lei deve risolversi da sola.
Spetta alle donne denunciare. E quindi sta a lei: o deve fare una denuncia penale o/e può farsi accompagnare da un centro in un percorso di cui non vi interessa nulla e di cui non vi siete scomodati di sapere qualcosa. Sono fatti suoi.

Di lei, che ha scelto di “denunciarla” a te, a voi di MP.
A voi che “la violenza ci riguarda”.

Ma non vi siete limitati a questo.
Lo ribadisco e ribadisco ancora.
Avete emesso una sentenza di cui però non vi assumete la responsabilità e la sdoganate (ma intanto la propinate!) poichè opinione personale per di più non supportata da verifica di fatti (che significa, che non eravate presenti al verificarsi della presunta violenza?!) ma basata solo sull’opera di ascolto che richiede cura e sensibilità.
Insomma solo esternazioni allusive, che ci raccontano di una violenza che non c’è stata e di una donna dal vissuto di sofferenza.

Il chiacchiericcio, come lo chiami tu, che avete interrotto è quello che alludeva a un membro di MP accusato di violenza.
In compenso avete trattato la vicenda con post allusivi in cui si fa del chiacchiericcio su una violenza che non c’è stata e su una donna dal vissuto di sofferenza.

Questo trattamento è inaccettabile e non è questione da lasciare alla sensibilità o al buon cuore di chi può vantare un’esperienza ventennale sulla violenza tra i sessi: è un diritto di questa donna non essere esposta a una possibile rivittimizzazione a suon di opinioni personali per di più rivendicate come “disinformate” poiché non supportate da verifica di fatti.
Io, voi e anche tu, come tu dici, non sappiamo se questa donna ha subito violenza oppure no. Tu quindi non puoi esporla, con la connivenza di MP, a una possibile rivittimizzazione.

Non lo puoi fare. Anche questa è una forma di violenza.

E visto che dici che spetta alle donne denunciare la violenza e a voi il percorso di liberazione, mentre voi chiacchierate per liberarvi, io che sono una donna, denuncio pubblicamente questa inaccettabile cosa.
Nonostante i tuoi “che palle!”, il rischio del ridicolo cui fai cenno se si continua a discutere di questa storia e le preghiere di metterci un punto di Andrea de Giacomo.

Quindi, Stefano, tutto tranne che un processo alle intenzioni. Dei vostri “perché” in questa storia, dei vostri “moventi” non me ne occupo. Forse addirittura non mi interessano. Fatevi le vostre riflessioni collelttive, nel percorso di verità.

Sto apertamente criticando il vostro modo di affrontare questa vicenda, sto denunciando apertamente e pubblicamente il vostro disinteresse nei confronti di questa donna che a voi si è rivolta per denunciarvi una possibile violenza subita da uno di voi. Sto pubblicamente denunciando il trattamento a cui l’avete sotttoposta nel vostro racconto pubblico di una possibile violenza. Sto criticando il vostro mettervela a posto facile, con un io non so, non son poliziotto! che vi permette di far sparire la violenza, mentre contemporaneamente sostenete di non sapere se c’è stata o meno. Sparisce la violenza e sparisce completamente lui, quello che non sapete se ha agito violenza oppure no su quella donna. Di lui fate cenno solo per dire che potrà decidere di querelare per calunnia. Niente altro. Sparisce dalla narrazione protetto dal chiacchiericcio su di lui.
Se a trattare in questo modo un fatto di presunta violenza sulle donne fosse stato un giornalista magari alle prime armi, tante voci si sarebbero levate. Tante decostruzioni minuziose sarebbero piovute, altro che analisi delle virgole!
Ma a parlarne è Stefano Ciccone dall’esperienza ventennale e la prestigiosa MP. E tutte/i tacciono.
Ammetto, questo silenzio mi ha profondamente scossa.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)

3 Responses to “«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione”

  1. 1/Cara TK, grazie per la franchezza… ma non son d’accordo. Ti lamenti dei miei fiumi di parole ma non ho molti altri mezzi per replicare, spiegare il mio punto di vista.
    Giudichi come abbiamo affrontato questa vicenda. A me pare che questa vicenda, che obbiettivamente ci mette tutti in difficoltà sia stata affrontata nel solo modo possibile: dando ascolto alle persone, discutendone politicamente, tutelando la privacy delle persone coinvolte, non sostituendoci all’unica persona che ha titolarità per una denuncia eventuale e non sostituendoci alle strutture e ai soggetti che hanno uno specifico ruolo (centri antiviolenza, forse dell’ordine etc). abbiamo poi provato a sviluppare una discussione pubblica di merito e non basata su allusioni anonime.
    Come dici la donna si è rivolta a noi. E dici che non abbiamo fatto nulla se non parlare o ascoltare. Cosa avremmo dovuto concretamente fare? Denunciarlo noi? Espellerlo? Andare nella città di lui o di lei e intervenire direttamente? quello che potevamo fare era parlare con eli o con lui, ascoltarli. E dare la disponibilità che abbiamo dato a sostenere ulteriori confronti o altro. (su questo posso allegare le email scambiate)
    Sul rapporto con il centro antiviolenza ho più volte precisato che non so (e neanche ora so), cosa il centro antiviolenza a cui si è rivolta abbia detto, fatto, pensato, suggerito.. Ho precisato che non posso io contattare il centro: non che sono “cose che riguardano solo lei” ma che deve essere lei a decidere cosa condividere con altri e non possiamo noi scavalcarla nel rapporto con le operatrici. SE lei, nel suo rapporto con le operatrici de centro chiede un incontro con noi o se le operatrici del centro lo ritengono opportuno io sono assolutamente disponibile a partecipare a ogni occasione di confronto.
    Ti poni il problema se avessi l’autorizzazione di lei a contattare amici, ex etc. Non so perché me lo chiedi, comunque posso chiarirti di non aver contattato suoi amici ma di essere stato contattato da suoi amici o di averli incontrati a convegni e di aver avuto valutazioni tra loro diverse. Ho sempre scritto a lei dandole la disponibilità ad ascoltare e altri come marco hanno parlato direttamente con lei e lei ha condiviso con noi quello che ha ritenuto opportuno.
    Sempre sul centro fai una strana affermazione: “Dici di non essere stato contattato da nessun centro. Il centro doveva contattare te? Davvero, Stefano?” Che vuol dire? Io ho detto che non posso scavalcarla e contattare il centro e che il centro non ci ha contattati e che non è emersa dal suo percorso nel centro una denuncia pubblica. Descrivi questo come un attorcigliamento. Ripeto: oltre a sentire quello che lei mi diceva cosa avrei dovuto fare? Contattare io il centro? Ma dici “ Bastava semplicemente chiedere a lei del suo percorso e a lei il consenso a parlare in sua presenza con le operatrici. E lo sai. Devo dirtelo io? Dai…” Io ho chiesto a lei del suo percorso e lo stesso a fatto marco. A che titolo io avrei dovuto chiedere di incontrare le operatrici del centro? Come tutore di lei? Come tutore di lui? Ho invece avuto incontri con donne della città che hanno affermato loro di voler contattare il centro, ho detto loro che ogni verifica terza era utile ma ad oggi non ho avuto notizie…
    Ma tu hai già deciso “Semplicemente non volevate sapere. Sostanzialmente di lei, che a voi ha fatto la sua denuncia, ve ne siete lavati le mani.” Averne scritto, discusso, parlato con lei, con lui, tra noi, aver dato la nostra disponibilità a incontri in presenza non basta..ripeto: cosa avremmo dovuto fare per non “lavarcene le mani”?
    La cosa più ingiusta mi pare quella di attribuirmi una sua rivittimizzazione, addirittura di averla esposta a una “grossolana “rivittimizzazione che MP avrebbe lasciato fare silenziosamente… chissà dove vedi questo intento… Ho esplicitamente detto che non considero la sua una calunnia, dici che parlo solo del vissuto di lei per svilirlo eppure ho precisato più volte che non considero si possa considerare lei poco affidabile perché colpita dal dolore…

  2. 2/ Ipotizzi poi che esista un giudizio collettivo di maschile plurale e che ci sia stato chiesto come siamo giunti ad esso… Eppure non esiste nessun giudizio di Maschile plurale, tantomeno un giudizio che affermi che non c’è stata violenza…
    Non abbiamo, poi, affermato di non essere in grado di distinguere tra conflitto e violenza abbiamo proprio affermato la necessità di farlo. Abbiamo però detto di non essere una istituzione che possa accertare fatti, decidere… etc. pensiamo che la gestione di questi aspetti debba essere di operatori con competenti, con ruoli e procedure non nostre. C’è un ruolo dei centri antiviolenza. C’è un ruolo di polizia e magistratura, c’è un ruolo di amici e familiari. Noi non facciamo indagini e non emettiamo sentenze. Questa non è rimozione è semplicemente la realtà di una semplice associazione. Ho anche precisato che se lei si è rivolta a un centro il fatto che io ne scriva o non ne scriva, che lei mi dica o no quello che pensa non influisce sull’emersione di una eventuale vicenda. È il centro che l’accompagna nella valutazione del che fare, nel gestire le sue scelte e nel supportarla. Sarebbe strano se lo facessi io.
    Dici poi che sono contraddittorio. Probabile: non mi sono mai sentito un cavaliere senza macchia …e infatti richiami una delle cose che ho scritto in cui racconto la difficoltà a porsi in questa vicenda : ““Non puoi archiviare la cosa solo perché conosci quell’uomo e ti fidi di lui, non puoi agire burocraticamente e “sospenderlo” salvando la tua coscienza e l’immagine della tua associazione, non puoi dire che si tratta di una vicenda privata che devono risolversi tra loro. Non puoi intervenire tu per dirimere la situazione come fossi polizia, servizi o magistratura. Non puoi emettere come Associazione una sentenza: né di condanna né di assoluzione“ Sì, tutto vero, infatti…
    Dici di averci letti e di aver concluso che” in buona sostanza avete archiviato la cosa come vicenda privata che devono risolversi da soli. Anzi che lei deve risolversi da sola” Strano. Eppure abbiamo scritto un testo collettivo, pubblico in cui abbiamo detto proprio il contrario: che proseguiremo una riflessione collettiva, che organizzeremo incontri pubblici…lo hai letto? http://maschileplurale.it
    Dice, tra l’altro..” Nelle prossime settimane e mesi organizzeremo dunque dei momenti di riflessione con tutti gli amici e le amiche sensibili e impegnate su questi temi su alcune questioni fondamentali per il lavoro che come associazione stiamo conducendo sulla violenza”
    Più avanti ci attribuisci: “Spetta alle donne denunciare. E quindi sta a lei: o deve fare una denuncia penale o/e può farsi accompagnare da un centro in un percorso di cui non vi interessa nulla e di cui non vi siete scomodati di sapere qualcosa. Sono fatti suoi.” Dove vedi che non ci siamo scomodati e non ci interessa se abbiamo ascoltato quello che ci diceva e poi avviato una riflessione con lui e tra noi? Cosa avremmo dovuto fare? Fare noi la denuncia penale? Sostituirci a lei e rivolgerci alla magistratura?
    Dici che abbiamo emesso una sentenza quando abbiamo detto in tutte le salse che non possiamo e non vogliamo essere noi a giudicare… ma qui la cosa diventa un po’ paradossale , una scena in cui non c’è scampo: qualunque atto è scorretto. Obiettivamente sappiamo le cose solo in base a quello che ci viene riferito, e cerchiamo di tutelare pubblicamente lei e (perché no?) anche lui da dichiarazioni non informate e allusive. Ma tu dici che allusivi siamo noi. Avremmo dovuto essere noi a dire nome e cognome di lei e di lui, città comportamenti? Noi abbiamo semplicemente detto che non ci pareva utile discutere di una vicenda tramite dei post allusivi riferiti a una vicenda di cui nessuno sapeva e poteva sapere, parlando di persone anonime. Questo non ci pare un modo rispettoso di affrontare il problema.

  3. 3/ Poi dici : ” E visto che dici che spetta alle donne denunciare la violenza e a voi il percorso di liberazione, mentre voi chiacchierate per liberarvi, io che sono una donna, denuncio pubblicamente questa inaccettabile cosa.” Ecco su questo non siamo d’accordo. Per me i percorsi politici non sono inutili chiacchere e, lo ripeto, e mi pare che con me lo ripetano tutti i centri antiviolenza d’Italia, la scelta di denunciare una violenza è una scelta che spetta alla donna coinvolta e non ad altri.
    Mi pare che tutto abbiamo fatto meno che “mettercela a posto facile” e non per corrispondere alle tue aspettative ma perché interessa a noi. Chissà perché sei convinta che il nostro intento sia “far sparire la violenza” quando diciamo “non son poliziotto” o quando ci contesti, “sostenete di non sapere se c’è stata o meno.” Tu sai cosa è successo? come, chi, dove, quando? Dici poi che lui, nella nostra narrazione sparisce: anche qui, se si ragionasse senza pregiudizi, si potrebbe pensare che abbiamo ascoltato anche lui ma che non riteniamo di farci portatori della sua versione dei fatti, perché appariremmo collusivi. Eppure io dico che non sono d’accordo con lui quando considera il comportamento di lei dettato da una volontà calunniosa e che c’è stata un’incapacità di ascolto…etc . questa scelta, la scelta di non assumere il suo punto di vista, di non difenderlo solo in nome di un rapporto di affetto, stima e fiducia con lui non è stata una scelta indolore. È ovviamente stata causa di incomprensioni e conflitti tra noi e “lui”.
    Vedi poi un clima omertoso e di ossequio per “Stefano Ciccone dall’esperienza ventennale e la prestigiosa MP.” Io credo che la pratica politica, la vita delle persone abbiano un valore e che i giudizi si costruiscano anche sulla relazione concreta con le persone. Devo dire che mi fa piacere vedere la fiducia (non cieca e incondizionata) nella mia storia e nel mio impegno. Ma, ripeto, non ci tengo ad essere l’uomo buono e non faccio questo per l’approvazione di qualcun altro. Lo faccio per me e perché lo considero un percorso di libertà, di conflitto con un sistema di potere, di rottura con una complicità con un ordine oppressivo. Puoi ironizzare, se vuoi, su questo. Ma questa è la mia vita.

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