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MP più interessato a difendersi che ad ascoltare





Stefano, continui a chiedere cosa avreste dovuto fare: sostituirvi all’unica persona titolata a fare una eventuale denuncia? Sostituirvi a soggetti (centri antiviolenza e forze dell’ordine) che hanno un ruolo specifico?
Davvero mi stupisce, mi stupisce assai, che siamo ancora fermi a questo.

Ci riprovo, cercando di essere sintetica. I punti essenziali non meritano di perdersi in mezzo a tanto dire.

- Una donna sostiene di avere subito violenza psicologica da un vostro associato, decide di non denunciare legalmente ma sceglie di non stare in silenzio e di parlarne a voi di MP.
Da quel momento la vicenda vi riguarda.
E ti rimando, come ho già fatto, alle domande poste da Loredana Galano, secondo me ancora aperte:

In base alla relazione di amicizie e stima si sono presi in considerazione gli aspetti collusivi? si è valutata l’ipotesi che, essendo l’uomo coinvolto appartenente all’associazione forse la “riflessione” personale sarebbe stata meglio inviarla ad altri? Si è intrapresa anche una “riflessione” con la donna?
(Loredana Galano sulla bacheca di MP 5 giugno 2014 alle 20.54)

- Ritengo che nel racconto pubblico di una presunta violenza le opinioni personali, dichiaratamente non suffragate da fatti e che negano ci sia stata violenza, siano assolutamente inaccettabili: si tratta di insinuazioni potenzialmente rivittimizzanti.

- Ritengo che MP avesse il dovere di seguire il percorso intrapreso dalla donna che a voi si era rivolta, proprio perché è stata lei a scegliere di rivolgersi a voi e di mettervi a conoscenza del coinvolgimento del centro. E perché è vicenda che vi riguarda da vicinissimo. Siete coinvolti.
Non siete stati chiamati a dirimerla ma a occuparvene. Non siete stati chiamati a scavalcare la donna o assumerne il ruolo di tutore ma a riconoscerla come soggetto, chiedendole di seguire l’esito del percorso da lei intrapreso e da lei stessa a voi rivelato, al fine di confrontarvi con il centro antiviolenza e scongiurare ogni pericolo di possibile rimozione.

Io ho detto che non posso scavalcarla e contattare il centro e che il centro non ci ha contattati e che non è emersa dal suo percorso nel centro una denuncia pubblica. Descrivi questo come un attorcigliamento.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno 19 giugno 2014 alle 17.10)

In verità descrivo questo come un lavarsene le mani.
Che dal suo percorso non sia emersa una denuncia pubblica, come ben sappiamo, non è dirimente di nulla. È invece un’altra esternazione allusiva che va nella direzione della negazione e che certamente fa parte di quelle che contribuiscono a creare un clima che inibisce la scelta della denuncia.
Che tutto ciò arrivi da un ambiente sensibile a queste tematiche, ritengo possa avere un effetto devastante.

Tutte queste preoccupazioni non vi hanno invece impedito di scavalcarla, accettando di parlare di lei con soggetti che non hanno alcuno specifico ruolo (amici, colleghi, ex e non meglio identificate “donne della città”) e scegliendo di fare pubblici cenni allusivi relativi a questi confronti, ancora una volta con esternazioni che hanno il sapore dell’insinuazione e del chiacchiericcio: valutazioni tra loro diverse avute da amici e colleghi e nessuna verifica terza andata a buon fine.

Non c’è nulla in ciò che ho detto che possa essere equivocato come una richiesta di sostituirvi all’unica persona titolata a una eventuale denuncia o di sostituirvi a soggetti (centri antiviolenza e forze dell’ordine) che hanno un ruolo specifico. Né tantomeno una richiesta di nomi e cognomi. Nulla. Altrimenti indicami esattamente dove, e mi correggerò.
Spero vivamente che con il tuo prossimo intervento non si debba ricominciare sempre da queste argomentazioni.

Mi colpisce la conclusione del tuo ultimo post. Mi colpisce davvero che tu l’abbia scritta.:

Vedi poi un clima omertoso e di ossequio per “Stefano Ciccone dall’esperienza ventennale e la prestigiosa MP.” Io credo che la pratica politica, la vita delle persone abbiano un valore e che i giudizi si costruiscano anche sulla relazione concreta con le persone. Devo dire che mi fa piacere vedere la fiducia (non cieca e incondizionata) nella mia storia e nel mio impegno. Ma, ripeto, non ci tengo ad essere l’uomo buono e non faccio questo per l’approvazione di qualcun altro. Lo faccio per me e perché lo considero un percorso di libertà, di conflitto con un sistema di potere, di rottura con una complicità con un ordine oppressivo. Puoi ironizzare, se vuoi, su questo. Ma questa è la mia vita.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno 19 giugno 2014 alle 17.10)

No, Stefano, la mia non è affatto ironia. Proprio perchè so bene che i giudizi si costruiscono sulla relazione con le persone e sulla fiducia.
In realtà stiamo parlando proprio di questo: è esattamente ciò che molto lucidamente è stato subito messo a fuoco da Loredana Galano.
Per tutta questa discussione ho fatto continuamente lo sforzo di dimenticare che sei Stefano Ciccone di MP. Ho cercato di leggerti e formarmi un’opinione nonostante tu sia Ciccone di MP.

Perchè Stefano, il punto è anche questo:

“Lui” è uno di MP, amico di Ciccone di MP.
Ciccone di MP si è interessato alla vicenda come membro di MP ( “un’associazione che da anni conduce una riflessione sulle molteplici forme di violenza maschile – dalle più eclatanti alle più sottili, da quelle fisiche a quelle psicologiche – che attraversano le relazioni tra i sessi e che ci devono interrogare quotidianamente e personalmente.” ) ma “in primo luogo sulla base di relazioni di amicizia e stima” .

“Lei” invece è solo “lei”:
- La donna che secondo Ciccone di MP non ha subito violenza ma ha un vissuto di sofferenza.
- La donna di cui perfino amici, ex e colleghi danno valutazioni diverse. E ce lo dice Ciccone di MP.
- La donna che sostiene di avere intrapreso un percorso in un centro antiviolenza su cui però nessuna verifica terza è andata a buon fine. E ce lo dice Ciccone di MP.
- La donna che si è rivolta a un centro antiviolenza ma del cui percorso non si sa nulla se non che non ha portato a una denuncia pubblica. E ce lo dice Ciccone di MP.

Stiamo parlando esattamente di questo. E trovo incredibile che non ti sia evidente. E trovo che a molti non sia evidente proprio perché sei Ciccone di MP.

Si, ho letto il comunicato di MP e non c’è nulla rispetto a ciò di cui stiamo discutendo, non posso che dedurne che MP non abbia nulla da dire sulle cose che scrivi passando con disinvoltura dall’ “io” al “noi”.
Di ciò che accade qui e adesso, non una parola in quel comunicato.

In conclusione davvero, Stefano, nessuna di queste obiezioni ti fornisce motivo di ripensamento e riflessione sulla modalità scelta per affrontare questa vicenda, che a mio parere non è affatto espressione del percorso politico che rivendichi? Nulla?
Vedo solo un atteggiamento difensivo e, questo si, ha a che fare con l’immagine di Ciccone “uomo buono”.
A proposito di cavalieri e principi azzurri, a cui ho visto fare cenno, vorrei precisare che qui il punto non è l’aspettativa di cavalieri senza macchia, qui si sta chiedendo di non fare danno. Sto denunciando una modalità che, a mio parere, ha esposto questa donna a una rivittimizzazione.

I cavalieri e le macchie di Ciccone non sono l’elemento importante in questa discussione.
Lo è questa donna e i suoi diritti.
I suoi diritti, non l’aspettativa di gesta eroiche di un principe azzurro che corre in suo aiuto.
È doveroso prendere parola per denunciare il trattamento che sta subendo in questo tuo racconto pubblico della possibile violenza da lei subita. Credo che almeno questo le sia dovuto.
Per essere ulteriormente chiara: non mi stupisce che un’associazione di uomini faccia cerchio per garantire a uno di loro il diritto a non essere esposto a scorretti processi virtuali. Mi stupisce e mi duole profondamente che le donne, soprattutto quelle che si occupano in prima linea di violenza, non si siano strette intorno a questa donna per garantirle lo stesso diritto.
È questa la mia aspettativa delusa. È questa la delusione con cui devo fare i conti.

Per quanto mi riguarda sono assolutamente disponibile a incontri pubblici in presenza. Non penso debba essere l’unica modalità per proseguire una discussione ma è certamente un modo per integrarla. Anche se a questo punto ammetto di essere abbastanza perplessa rispetto al senso di un confronto, in cui mi pare tu sia più concentrato a dire che ad ascoltare.
Come luogo propongo la Libreria delle donne di Milano.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione

2 Responses to “MP più interessato a difendersi che ad ascoltare”

  1. TK…in effetti è strano essere ancora fermi a questo dopo le tante cose dette..
    Seguo il tuo schema per rispondere alle questioni che (ri)poni schematicamente:
    - Una donna ci contatta e la vicenda ci riguarda.. e infatti ne parliamo con lei, con lui e tra noi..
    - Abbiamo preso in considerazione il rischio di collusività?… Sì, ho esplicitamente affrontato questo tema 40 post fa in un testo che tu hai citato (““Non puoi archiviare la cosa solo perché conosci quell’uomo e ti fidi di lui, non puoi agire burocraticamente e “sospenderlo” salvando la tua coscienza e l’immagine della tua associazione, non puoi dire che si tratta di una vicenda privata che devono risolversi tra loro. Non puoi intervenire tu per dirimere la situazione come fossi polizia, servizi o magistratura. Non puoi emettere come Associazione una sentenza: né di condanna né di assoluzione“….etc etc). Su questo anche il testo di MP, pubblicato ormai giorni fa riflette.
    - Si è intrapresa anche una “riflessione” con la donna?” …Sì, lo abbiamo scritto e raccontato una ventina di volte
    - Nella discussione ho detto esplicitamente che non avevo una contezza diretta dei fatti e lo dicevo per avvalorare il fatto cdi non poter dare un “giudizio” ho aggiunto che dal mio confronto non vedevo una polarizzazione che era stata proposta (o è lui violento o è lei calunniatrice) e che per me c’era un vissuto diverso (non un vissuto di lei, povera mentecatta)ma anche un vissuto di uli, incapace di vedere i propri gesti. Parlavo anche di incapacità di ascolto, di mettersi in discussione etc. era quindi un racconto di come avevo sentito questa vicenda. Ma al centro c’era proprio il fatto che non giudicavo “falsa”, infondata o calunniosa la narrazione di lei
    - Ritieni “che MP avesse il dovere di seguire il percorso intrapreso dalla donna. Siete coinvolti.” ….Infatt lo seguiamo e ci sentiamo pienamente coinvolti e ci ragioniamo come abbiamo scritto nel testo che abbiamo pubblicato come Maschile plurale
    - seguire questo percorso non vuol dire, come proponi, confrontarci noi (in quanto associazione?) con il centro antiviolenza. Io sono disponibile a qualunque confronto.. ma credo che in caso saranno le operatrici del centro antiviolenza e valutare cosa sia utile e opportuno. E continuo anche a dire che le scelte stanno alla donna, se mi invita o mi propone un confronto in presenza al centro ci vado, non sono certo io a deciderlo. Se poi io andassi al centro, non avendo nulla a che fare con la vicenda specifica, cosa potrei/dovrei dire?
    - questo è un lavarsene le mani? Se dico che non c’è una denuncia pubblica non sono allusivo: Dico che non posso essere io a farla questa denuncia pubblica e che posso confrontarmi con lei ma non posso pubblicizzare io la cosa…
    - “Tutte queste preoccupazioni non vi hanno invece impedito di scavalcarla”… e infatti non l’abbiamo mai scavalcata: non abbiamo mai cercato contatti con suoi amici o sue amiche, con suoi ex. Siamo stati contattati da “donne della città” (Donne politicamente impegnate nella città devo fare i nomi per meglio identificarle?) che ci hanno chiesto di parlarne (come, mi pare, stai facendo tu in questo caso) e ne abbiamo parlato. Ci sono poi ex di lui, amici di lui, colleghi, femministe, che sono stati contattati da lei e che dopo essere stati contattati hanno chiesto a me o ad altri chiarimenti e anche in questo caso non ci siamo sottratti. SE mi contesti di lavarmene le mani ti dico che mi sono confrontato con tutti quelli che mi hanno chiesto un confronto, se parlo con loro la scavalco, se mi contattano e ci parlo non la rispetto..
    1/...

  2. 2/- Assumo che non ci chiedi né i sostituirci all’unica persona titolata a una eventuale denuncia, di sostiturci ai centri né di fare nomi e cognomi… quindi deduco che quello che potevamo fare era dare disponibilità di ascolto e confronto a lei e a lui, affrontare una discussione tra noi e fare su questo una riflessione personale e politica. Quello che facciamo.
    - Lei è solo Lei? Che ne sai? Lei è una persona che io ho conosciuto proprio nelle mie iniziative sulla violenza, è amica di persone con cui ho relazioni politiche.
    - l’elenco che fai di affermazioni sulla donna non lo capisco: il mio riferimento al fatto che si sia rivolta a un centro e che non ci sia un esito con una denuncia non mira a togliere credibilità a lei ma, semplicemente a dire che io non ho altri elementi.
    - La donna di cui perfino amici, ex e colleghi danno valutazioni diverse. E ce lo dice Ciccone di MP.
    - Si, ho letto il comunicato di MP e non c’è nulla rispetto a ciò di cui stiamo discutendo, non posso che dedurne che MP non abbia nulla da dire sulle cose che scrivi passando con disinvoltura dall’ “io” al “noi”…io ho letto un altro comunicato…
    - io vedo in questo confronto una discussione molto più incentrata su maschile plurale che sulla vicenda in sé… ma anche qui sono in un vicolo cieco, se spiego le mie ragioni mi difendo, se provo a dire: guarda quello che facciamo impongo la mia autorevolezza come scudo, se ci rinuncio e dico” se vuoi pensare che mp non sia coerente” fallo, sono liquidatorio.
    - Dici “non ho aspettative ma chiedo di non fare danno… Io credo che sia stato anche rendere questa donna oggetto di una polemica su facebook un modo per esporla. Come maschile plurale avevamo, appunto, proposto un percorso differente: non occultare la vicenda ma affrontarla con le persone coinvolte, tutelandole e al tempo stesso mettendoci in disussione. Incontrandoci in presenza e non parlandone con posta anonimi su facebook . io chiedo a te di roflettere sull’accanimento e le modalità con cui si è affrontata questa vicenda, quanto abbia rischiato di passare sopra la storia concreta per discutere della coerenza di ciccone o di mp…
    - Se i I cavalieri e le macchie di Ciccone non erano il tema ma lo erano questa donna e i suoi diritti allora non credi che la discussione sia stata impostata male?
    - “Per essere ulteriormente chiara: non mi stupisce che un’associazione di uomini faccia cerchio per garantire a uno di loro il diritto a non essere esposto a scorretti processi virtuali.”… Ma nessuno si è stretto in cerchio… anche se tu vuoi vedere questo. Il testo di maschile plurale, il nostro comportamento dice altro.
    - Dici di essere “abbastanza perplessa rispetto al senso di un confronto, in cui mi pare tu sia più concentrato a dire che ad ascoltare.”… Eppure ho ascoltato e risposto a tutte le critiche, le domande e le osservazioni.. poi posso capire che non ti piacciano le mie risposte..ma non si può avere tutto. Devo dire che non mi pare di aver percepito una corrispondente disponibilità all’ascolto, ma non ne faccio un rimprovero. Se si vuole essere onesti si può notare che in questa discussione è stata caricata una (legittima) diffidenza verso maschile plurale, un fastidio per un impegno maschile sulla violenza a cui /(legittimamente) non si crede fino in fondo, la convinzione (di nuovo legittima) che gli uomini in quanto “oppressori” non possano genuinamente essere parte di un impegno contro la violenza. Non sarebbe stato più corretto discutere di questo e non “usare” una vicenda personale di cui (a tutt’oggi) i protagonisti non ci hanno detto ancora nulla e parliamo per sentito dire?
    - “Come luogo propongo la Libreria delle donne di Milano.” Per me ogni luogo va bene. Ho discusso lì molte volte proprio di violenza, di relazioni tra donne e uomini e del senso del nostro percorso politico come uomini.

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