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Discussione male impostata da MP, tra collusione e disimpegno

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Se i cavalieri e le macchie di Ciccone non erano il tema ma lo erano questa donna e i suoi diritti allora non credi che la discussione sia stata impostata male?
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 23 giugno 2014 alle 12:07)

Si, Stefano, ritengo che questa discussione sia stata impostata malissimo.
Infatti tutto parte da un tuo comunicato omissivo e ambiguo:

Recentemente su questa pagina sono stati pubblicati alcuni commenti, dal contenuto accusatorio, che alludono ad una vicenda a nostro avviso troppo complicata e dolorosa per essere discussa a colpi di post su un social network.
Alcuni di noi si sono da tempo attivati per incontrare e ascoltare le persone coinvolte, cercando di fare chiarezza sull’accaduto e aprendo spazi di riflessione. Intendiamo continuare ad occuparci di questa vicenda, ma con modalità rispettose della sensibilità e dignità di chi vi è coinvolto; perciò d’ora in avanti non pubblicheremo ulteriori commenti che la riguardino.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP il 19 aprile 2014 alle 8:56)

In cui parli di una vicenda complicata e dolorosa, di cui intendete occuparvi in uno spazio diverso da fb.
Io che ti leggo, non so assolutamente di cosa parli. Cosa è una vicenda “complicata e dolorosa”?
E come da subito rileva il Ricciocorno in maniera chiarissima: "Quali sono le accuse mosse, e contro chi?"
Quali accuse? Violenza psicologica.
A chi? Un membro di Maschile Plurale.
Ci sono voluti gli interventi di Lizzi per capire di cosa stavi parlando: l’accusa di presunta violenza psicologica a carico di un membro dell’associazione MP.

E tu da subito parli di “conflitti sofferenze e proiezioni nelle relazioni”. Basta leggere tutti i tuoi interventi per notare che stai già dando una tua versione della vicenda, fino a esplicitarla chiaramente:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Da subito, Stefano, il punto quindi non sono le macchie di Ciccone ma se, ancora una volta, come sempre accade, la denuncia (anche non penale!) di una violenza subita da parte di una donna la espone a una ulteriore violenza, agita anche attraverso il racconto pubblico che si sceglie di farne o non farne.
Che questo avvenga da parte di chi si occupa proprio di violenza contro le donne è solo un’aggravante.
Se non fossi stato più impegnato a dire, dire e dire ma ti fossi posto davvero in una posizione un po’ meno ego-centrata e di sincero ascolto, avresti messo subito a fuoco la questione posta dai tuoi diversi interlocutori.

Siamo partiti da qui:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Passando per:

L’altro rimprovero è di non citare la violenza se non in un riferimento generale alle relazioni tra i sessi. Anche in questo caso credo sia corretto non fare riferimento alla violenza se non si è verificato, o si ritiene di averlo fatto, che questa violenza ci sia stata. Non mi pare utile confondere conflitti e violenza, vissuti di sofferenza e violenza, indisponibilità al confronto, incomprensione reciproca, ottusità, ostilità, rivalsa, rancore, delusione con violenza.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Quindi la nostra scelta non è di “non dare un nome alle cose” ma di dargli il nome che riteniamo corretto, e di confrontarci su questo con chi è coinvolta/o senza esprimere giudizi sommari.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Posso, cioè non considerare violenta la dinamica tra due persone ma non per questo condannare come calunniatrice la donna che la chiama così.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Per arrivare a:

Io ho detto che non posso io a sapere cosa c’è stato (…) Quello che ho provato a dire e che provo a ripetere è che io non posso dire se c’è stata o no violenza.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12:12)

E questo per me è un buon primo passo in un percorso di verità, per il quale vale la pena proporre e ri-proporre, anche correndo il rischio di tediare chi legge.

Ma se nel confronto ti ostini a ribadire inaccettabili esternazioni, aggiungendo ogni volta dettagli non dirimenti ma che vanno nella direzione della conferma della tua opinione personale secondo cui non c’è stata violenza, io mi trovo costretta a ribadire e ribadire, anche se tedierò il mondo intero.

Se alla questione del rischio di aspetti collusivi continui a rispondere dicendo che ve la siete posta senza però risolverla, per esempio come suggeriva Loredana Galano, inviando ad altri la riflessione personale con “lui”, a me non rimane che ri-proportela n-volte: il dato di fatto è che avete preso atto del rischio e avete deciso di conviverci. Punto.

Se tu racconti di un percorso con la donna all’insegna dell’ascolto, della cura e della sensibilità e a domanda rispondi di non sapere nulla del coinvolgimento di un centro, tanto che “lei” ritiene di smentirti in proposito attraverso il Ricciocorno, tua interlocutrice, devo chiedermi e chiederti se sei proprio sicuro che l’ascolto prestato sia stato reale.

Se “lei” ti ha detto del suo percorso con un centro antiviolenza e tu non ne conosci gli esiti perché a lei non chiedi nulla ma rimani in attesa di verifiche terze da parte di “donne della città”, verifiche secondo te utili, io non posso che restituirti l’immagine che ne deriva: qualcosa si deve essere seriamente inceppato in questo percorso e confronto con la donna. Due domande me le farei. Non mi limiterei alla difesa ad oltranza della profondità del percorso di verifica intrapreso e di quanto bravo sono ad ascoltare e mettermi in discussione.

Te lo dico, io sto facendo una fatica titanica a confrontarmi con te. E decisamente non mi sento ascoltata. Certamente sarà reciproco, non lo metto in dubbio ma mai oserei definire ‘sta roba un confronto basato sull’ascolto, la sensibilità e la cura.

Almeno un’ultima cosa mi preme puntualizzare, mi scrivi:

Devo dire che non mi pare di aver percepito una corrispondente disponibilità all’ascolto, ma non ne faccio un rimprovero. Se si vuole essere onesti si può notare che in questa discussione è stata caricata una (legittima) diffidenza verso maschile plurale, un fastidio per un impegno maschile sulla violenza a cui /(legittimamente) non si crede fino in fondo, la convinzione (di nuovo legittima) che gli uomini in quanto “oppressori” non possano genuinamente essere parte di un impegno contro la violenza. Non sarebbe stato più corretto discutere di questo e non “usare” una vicenda personale di cui (a tutt’oggi) i protagonisti non ci hanno detto ancora nulla e parliamo per sentito dire?
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 23 giugno 2014 alle 12:07)

Questa cosa, per esempio, non credo sia esattamente dimostrazione di ascolto.
Nei miei interventi non ho mai sostenuto che gli uomini, in quanto oppressori, non possano genuinamente essere parte di un impegno contro la violenza. Visto che ti interessa, sappi che sono convinta che gli uomini non solo possano ma debbano essere parte di un impegno contro la violenza e non ho nessun fastidio per l’impegno maschile sulla violenza. Nessuno. Ne ho molto quando non lo vedo.
Che sia stata mossa da diffidenza nei confronti di MP è una illazione tua, che respingo.
Quindi no, non sarebbe stato “più corretto” parlare di questo, mentre è scorretto che tu mi dica che ho usato una vicenda personale per parlare di altro. Vicenda che peraltro non sono stata io a rendere pubblica.
E non si tratta di una vicenda di cui parliamo per sentito dire. Ne sto parlando con te che sostieni che con MP l’hai verificata, analizzata, sviscerata insieme alle due persone coinvolte.
Sto invece discutendo di come questa vicenda viene pubblicamente raccontata da te che, diversamente da me, ne parli perché la conosci. Anzi, ne parli proprio con l’autorevolezza di chi la conosce.

Ti seguo perfettamente quando dici che denunciare il contesto maschilista in cui il gesto individuale si inserisce non riduce la responsabilità del singolo ma permette di non fermarsi alla condanna del singolo gesto.
Ma se passando dalla teoria alla pratica, questo impianto teorico si inceppa, non ti seguo più. La teoria non mi basta.
Nella richiesta di chiarimenti sul modo di MP di gestire questa vicenda, che è sembrato quantomeno incline a una facile rimozione, se il tuo interlocutore è uomo, riesci a leggere solo la necessità di emettere giudizi rassicuranti e tranquillizzanti che confermano l’estraneità alla violenza. Fino ad arrivare a dire che non ti interessa esprimere un giudizio di condanna dell’uno o dell’altro, riducendo la condanna della violenza a una gara tra maschietti a chi è più buono e, in concreto, ridimensionando l’importanza della condanna del singolo gesto.
Se invece la tua interlocutrice è donna nella richiesta di chiarimenti riesci a leggere solo le aspettative deluse in un cavaliere senza macchia o un principe azzurro, figure dell’immaginario patriarcale a cui attribuisci quindi la denuncia e la condanna del singolo gesto. Aspettative deluse a cui naturalmente, da uomo liberato, non ti interessa corrispondere. Riesci così in un colpo solo a essere sminuente nei confronti di un femminile che ti richiama al tuo impegno contro la violenza e, ancora, a ridimensionare l’importanza della condanna del gesto singolo.

Una bella confusione. E ne avevamo proprio bisogno!

Da n-post, che hai chiamato polemichetta su fb, sto tentando inutilmente di dirti che invece ti deve interessare. Soprattutto se a oggi non sei in grado di sapere se c’è stata violenza o conflitto. E soprattutto se dal racconto che hai fatto deduco che qualche errore è stato commesso. Certamente nella relazione con la donna.
Se mi dici che non siete arrivati a nulla e che sostanzialmente siete in attesa che lei di sua spontanea volontà (lei che ti smentisce attraverso un tuo interlocutore) o il centro o verifiche terze vi illuminino di immenso, in effetti quello che mi arriva è che non ti interessa abbastanza. A te e MP.
E quindi, si, per correttezza devo dire che adesso, alla luce di questo confronto con te, sono molto perplessa sull’impegno di MP. Sicuramente in questa vicenda. Adesso si.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione
MP più interessato a difendersi che ad ascoltare

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