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Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione?



di TK 


Sinceramente sono sconcertata.
MP fa un comunicato per dire che un suo membro è stato accusato di violenza psicologica dalla sua ex compagna. E che alcuni di loro, come amici ma anche come membri dell’associazione, si sono impegnati in un confronto con le parti coinvolte, che richiede cura, ascolto e sensibilità.
E poi MP comunica che vuole organizzare momenti di riflessione su alcune questioni fondamentali. Per esempio, su quali segni ci permettono di distinguere i conflitti di coppia dalla violenza.
Una novità. Un lampo di genio. Esistono i conflitti e esiste la violenza. Come non averci pensato prima?! 
Ma i centri antiviolenza non si occupano di questo? E così gli operatori, gli psicologi e gli avvocati che si occupano di violenza contro le donne?
L’8 maggio Il Ricciocorno schiattoso scrive questo post.
Seguono una serie di scambi con Ciccone.
Prima ne fa una questione di privacy, priva di ogni fondamento poiché nessuno ha chiesto di violarla. E infatti per tutta la discussione non una volta è necessario fare nomi.
Poi sostiene che si tratta di una disputa tra maschietti che si ergono a difensori delle donne e predicatori da pulpito che si vogliono sentire buoni in opposizione ai cattivi uomini violenti.
E poi è anche una questione di luogo: facebook non è quello adatto. 
Ciccone, rispondendo alle obiezioni che vengono poste, spiega che per nominare la violenza occorre prima di tutto verificare che ci sia stata. Occorre distinguerla “dal resto” (conflitti, rancori, incomprensioni, scorrettezze, delusioni, tradimenti, ripicche, ottusità...).
Ci ricorda che bisogna avere il coraggio di misurarsi con la complessità delle relazioni, fatta di “incomprensioni, relazioni di potere, vincoli reciproci, condizionamenti…”, a cui può aggiungersi la violenza oppure no.
Ma sebbene Ciccone dica che non si parlerà pubblicamente della vicenda poiché fb e il web non sono il luogo adatto per farlo, rifiutandone le dinamiche dell’invettiva reciproca, della cultura del sospetto, dello schieramento a prescindere, del giudizio disinformato… sceglie di comunicare, e ribadire più volte, il suo giudizio informato sulla vicenda: non c’è stata violenza ma il “resto”.
Ciccone non occulta il caso o nasconde la realtà. Ciccone sceglie di comunicare pubblicamente la sua versione della realtà: non c’è stata violenza. 
Se avesse ritenuto che ci fosse stata, l’avrebbe denunciata.
Da questo altro post del Ricciocorno apprendiamo che la “lei” ci tiene a precisare che si è rivolta a un centro antiviolenza, che del suo percorso era a conoscenza Ciccone e che il centro che la segue non è mai stato contattato da MP.
Se esiste un centro antiviolenza che la segue, all’approfondita verifica effettuata da MP è sfuggito questo determinante fatto? Male, malissimo.
MP non ha cercato un contatto con le operatrici che seguono il caso? Male, malissimo.
Se esiste un centro antiviolenza che la segue, significa che c’è stata violenza e non si è trattato solo “del resto”.
O quantomeno significa che MP, la più autorevole e nota associazione maschile che si occupa di violenza contro le donne, e i centri antiviolenza fanno una diversa valutazione di ciò che è violenza e ciò che è solo complessità e conflitto.
La riflessione più urgente credo si debba fare su questa differenza di sguardo.
Ma la questione ancora più importante, almeno per me, è che se è vero che esiste una “lei” seguita da un centro antiviolenza poiché vittima di violenza, per mano di Ciccone e quindi di MP, la “lei” ha pubblicamente subito una rivittimizzazione. 
Sotto gli occhi di tutti e nel silenzio di molti/e, forse intimiditi e influenzati dal prestigio a livello nazionale di MP. Cosa che rende ancora più grave la vicenda intera. 
Questa donna, se esiste, si è vista negare pubblicamente il suo stato di vittima. Le è stato pubblicamente negato di avere subito violenza.
Decidere di non affrontare pubblicamente questa vicenda per non esporre nessuno a gogne e giudizi sommari è una rispettabile scelta. 
Prendere parola pubblicamente per comunicare un giudizio preciso, informato, frutto di approfondimento e confronto con le due parti e i loro conoscenti, per stabilire una verità, cioè che non c'è stata violenza, è una cosa ben diversa. 
È una scelta precisa, che ha conseguenze reali e concrete. 
È una scelta che può essere un’ulteriore violenza inflitta a una vittima di violenza. E se così fosse, sarebbe gravissimo. 
Gravissimo.
Credo che Ciccone e MP si siano assunti una grande responsabilità scegliendo di stabilire questa verità pubblicamente.
Se non è certa di sapere riconoscere segni e tratti che permettono di comprendere quando ci si trova davanti a conflitti di coppia invece che a violenza, su cui invoca momenti di riflessione, MP forse dovrebbe tacere.
Io credo che un’associazione maschile (in questo caso per me un’aggravante) che si occupa di violenza contro le donne dovrebbe essere molto cauta quando si muove su un terreno come questo: stabilire pubblicamente se una donna ha subito violenza oppure no.

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