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La comunicazione (con ogni mezzo) della Lista Tsipras

La responsabile nazionale della comunicazione per la Lista Tsipras, Paola Bacchiddu, ha postato la propria foto in bikini sulla sua bacheca di Facebook, con il messaggio: «Ciao. È iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate L'altra Europa con Tsipras».

Alessandro Giglioli spiega oggi la scelta di Paola come un gesto di esasperazione: «in questo Paese e con questo sistema mediatico, l’unico modo per finire sui giornali è mostrare le tette o il culo». Non dice se ha fatto bene o male, lascia decidere ai lettori, chiede solo di tener conto del contesto. «Con una foto delle vacanze, Paola è riuscita a ottenere molto più spazio di quanto aveva conquistato pubblicando centinaia di notizie, analisi, video, infografiche e interviste sull’austerità, sul fiscal compact, sull’aumento della forbice sociale, sul programma della lista Tsipras e sulla e idee di Barbara Spinelli».

Riguardo il contesto, credo che far dipendere lo scarso interesse per la Lista Tsipras, e quindi il suo boccheggiamento nei sondaggi, dall'oscuramento mediatico, sia una operazione un po' pigra. Vi sono state forze politiche emerse nel totale oscuramento mediatico. La Lega dei primi anni '90 o il Prc di Garavini e Cossutta. Il M5S inizialmente si è sviluppato soltanto intorno al blog di Beppe Grillo. Ormai, metà dell'informazione è su Internet, dove ci si può autorappresentare senza passare per filtri redazionali. Come può essere resa virale una foto, può esserlo una proposta politica, se interessante, convincente, credibile, sostenuta da leader e candidati legittimati. E' possibile anche ricevere attenzione dai media tradizionali. In passato, proprio in rappresentanza di questa area politica, Fausto Bertinotti ha per molto tempo ricevuto un discreto riscontro in televisione e sui giornali.

Riguardo il fatto, penso che qualsiasi fatto possa essere valutato secondo almeno tre criteri di giudizio. 1) Normativo: risponde alla domanda se il fatto è legittimo, cioè conforme alla legge, alla regola pubblica o se dovrebbe esserlo; 2) Etico: risponde alla domanda se il fatto è morale, giusto, cioè conforme alla nostra regola interiore. 3) Politico: risponde alla domanda se il fatto è opportuno, cioè conveniente, se porta vantaggi, se è efficace.
Spesso nelle discussioni, questi piani di giudizio si confondono. Si afferma qualcosa su uno e si riceve risposta sull'altro.

Sul piano normativo c’è poco da dire. Paola ha osservato la legge, i regolamenti, la netiquette, non ha violato alcuna regola, ha esercitato il suo diritto di iniziativa. Il suo atto è pienamente legittimo. Una campagna volta a difendere la libertà di una donna di usare il proprio corpo come meglio crede, che pure è stata promossa [1] [2], sfonda una porta aperta, salvo immaginare Paola Bacchiddu come una compagna di lotta di Aliaa Magda el Mahadi, la giovane blogger egiziana che si mostrò nuda sul suo blog, per protestare contro una società che induce o costringe le donne a velarsi. Scrive Cinzia Arruzza:

Presentare l’Italia come un paese in cui ci si scandalizza come delle suorine in un convento appena una tetta trapela sotto la maglietta è semplicemente ridicolo. È ormai da qualche decennio che siamo tutti e tutte bombardati da immagini di tette, culi, labbra, vagine, farfalline, caviglie, cosce, e ogni tanto persino peni, per gentile concessione. La comunicazione è talmente saturata di sesso e sessualità che ormai le parti anatomiche circolano come significanti separati dal corpo a cui teoricamente dovrebbero appartenere, sono mezzi di scambio e comunicazione, contribuiscono a costruire e gestire affetti, e partecipano al generale feticismo delle merci. Quello di cui alcune e alcuni si sono scandalizzati non è l’esposizione di un bel corpo seminudo. L’appello all’autodeterminazione c’entra come i cavoli a merenda. Quello di cui ci si scandalizza casomai è l’ormai evidente divorzio tra mezzo e contenuto.

Che qualcuno possa avere inviato a Paola qualche messaggio irritato, aggressivo, maleducato è deplorevole, purtroppo succede a chiunque si esprima in pubblico, ma è un po’ poco per vedere messa in pericolo la libertà individuale e per imputare un tale pericolo al femminismo, ad una sua presunta componente moralista, o a qualche altra entità collettiva.
Paola non è stata censurata, il suo post è stato ripreso dai siti dei principali quotidiani, in modo benevolo e divertito. Infatti, la foto in bikini è stata usata proprio come mezzo sicuro per bucare una censura di fatto.
Sul piano delle regole, l’unica cosa che eventualmente può essere contestata a Paola Bacchiddu, in quanto «capo comunicazione nazionale della Lista Tsipras», è di aver rappresentato il suo movimento con una iniziativa, nella quale i candidati, i dirigenti, i militanti, i volontari, potrebbero sentirsi non rappresentati o persino sconfessati.

Sul piano etico, si può ritenere che Paola abbia agito bene, perchè ha servito una causa giusta (dare visibilità alla sua Lista), senza fare del male a nessuno. Oppure si può ritenere che abbia agito male, perchè ha puntato a sedurre, ad offrire uno specchietto per le allodole, l’immagine del suo bel corpo, per carpire l'attenzione dell'opinione pubblica, o il un consenso dei suoi potenziali elettori, che poi gli eventuali eurodeputati eletti potrebbero spendere in voti, deliberazioni, scelte politiche, in dissenso con chi ha manifestato consenso solo per un bel fondoschiena.
Nel 1993, alle elezioni comunali di Torino, un candidato del Pds, Stefano Esposito, ebbe una idea: scrivere una lettera a tutti i cittadini elettori di cognome Esposito. L’iniziativa fu criticata. Un espediente di dubbia correttezza il suggerire che l’omonimia possa essere affinità politica, anche se ovvio che l’individuo gestisce il suo cognome come preferisce, anche a scopo di marketing politico.
Spesso, i partiti politici usano espedienti per conquistare consenso. Puntando sulla bellezza dei candidati, sulla loro notorietà conquistata in campi diversi dalla politica, su proposte demagogiche, sulla lotta contro capri espiatori, sull’invettiva e la violenza verbale, per guadagnare un consenso che poi spenderanno in modo del tutto svincolato dalle ragioni per cui l’hanno ottenuto.

E’ morale, è opportuno, che una lista di sinistra alternativa faccia altrettanto, faccia lo stesso? Può usare i mezzi degli altri, per affermare contenuti diversi? Diceva Mao: «Se usi il fango per fare una casa, avrai una casa di fango».

Sul piano dell’opportunità, si può pensar bene, perchè l’obiettivo dell’attenzione è stato raggiunto. Oppure si può pensare male, perchè è stata ottenuta un’attenzione fine a se stessa e in buona parte negativa. Il proprio campo è stato diviso. Quella che voleva essere una provocazione contro i media, strada facendo, è presto diventata una provocazione contro le femministe, sostenuta da articoli e commenti misogini, si è dato luogo ad un conflitto tra “post” e “vetero” femministe. Si è riproposta l’immagine della donna oggetto, del corpo femminile ridotto a cosa per vendere cose. Un messaggio incoerente con la candidatura qualificante di Lorella Zanardo.
Ne rimane la sottovalutazione costante delle tematiche femministe. Come non fossero davvero parte di un progetto politico. Come se le donne non fossero considerate davvero elettrici. La foto in bikini si rivolge ai maschi elettori. Sulle tematiche femministe si è di nuovo consentito di buttarla in caciara, tanto è roba da donne e non determinano spostamenti di voti.

Forse uno dei motivi per cui la sinistra alternativa risulta poco interessante, non solo nei media tradizionali, ma anche nei nuovi media, se è ridotta ai minimi termini, se combatte sempre per galleggiare appena sopra la soglia di sbarramento, è anche per questo suo non prendere seriamente in considerazione oltre la metà dell’elettorato.


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One Response to “La comunicazione (con ogni mezzo) della Lista Tsipras”

  1. "Sul piano delle regole, l’unica cosa che eventualmente può essere contestata a Paola Bacchiddu, in quanto «capo comunicazione nazionale della Lista Tsipras», è di aver rappresentato il suo movimento con una iniziativa, nella quale i candidati, i dirigenti, i militanti, i volontari, potrebbero sentirsi non rappresentati o persino sconfessati". Appunto, stiamo aspettando: risposte?

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